
Assovini
Lungo la Strada del vino e dei Sapori della Sibaritide pur non incontrando vini doc, ci si imbatte in due Igt, l’Esaro e il Valle del Crati, che sono tra i più antichi vini conosciuti, considerando anche la ricchezza storica che possono vantare località quali Sibari e Crotone.
Sibari è proprio nel cuore della Calabria e da visitare c’è il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, lungo la costa, custodisce la statuetta bronzea di Hercules bibax del IV secolo a.C., e notevoli corredi di tombe protostoriche e greche con monili e utensili metallici.
Oggi la Piana di Sibari è la capitale mondiale della liquirizia e la principale zona di produzione delle Clementine di Calabria. La liquirizia nasce da una pianta che in Calabria chiamano Regalizia e appartiene alla famiglia delle Leguminose.
Il territorio della Strada è caratterizzato dalla presenza della Doc Greco di Bianco. La Strada congiunge un lungo tratto della costa ionica della Locride con i paesi interni che si arrampicano verso l’Aspromonte, il cui versante orientale digrada dolcemente verso il mare con una serie di colline.
Per paradosso, è un territorio dominato dall’acqua, nelle sue molteplici manifestazioni. L’acqua del Mediterraneo ha sostenuto le attività economiche legate alla pesca. E la stessa via d’acqua ha condotto fin qui i coloni greci e ha sorretto i lunghi e frequenti viaggi di collegamento con la Madre Patria e con le altre colonie “sorelle”. E “l’acqua che non c’è” delle fiumare, fiumi di ghiaia e di detriti che in breve spazio riga, scendendo al mare, i fianchi dei rilievi. Ma nelle stesse fiumare, nell’acqua che c’era si svolgeva la prima, durissima fase di lavorazione delle fibre di ginestra. E anche oggi torrenti improvvisi rotolano rovinosamente a valle allagando gli alvei colorati dagli oleandri e ombreggiati dalle tamerici. Per questo i vasti letti li attendono vuoti a lungo. E ancora le acque termali di Galateo e Antonimia, alle porte del Parco dell’Aspromonte.
Là dove l’antico vitigno Greco Bianco non può allignare, la vegetazione esplode nei suoi caratteri tipicamente mediterranei. La gariga degradata e riarsa ricopre i contrafforti che giungono fino alla costa; ma i pianori e le colline verdeggiano di agrumeti e si coprono dell’argento degli ulivi. I declivi dei rilievi mostrano sontuose distese di profumata macchia mediterranea, ma i pendii più scoscesi sembrano aggrapparsi ai lecci, agli eucalipti e ai pini domestici.
La Strada attraversa il territorio sul quale si stendono i vigneti della Doc Pollino. Nella regione si sono succeduti Greci, Bruzi, Bizantini, Normanni, Svevi, Albanesi, che hanno segnato l’ambiente con la propria cultura e hanno lasciato tracce nelle città ricche di storia e nella vita quotidiana, forte di antiche tradizioni.
A Morano due musei illustrano la vocazione pastorale e agricola e le ricchezze naturalistiche del territorio. I resti imponenti del Castello confermano la potenza difensiva e l’importanza strategica di questa fortezza normanna riutilizzata dagli Svevi e rifatta nel XVI secolo, che domina la vallata del Coscile. Su uno sperone tra il fiume e un suo affluente, sorge Castrovìllari, in un’ampia conca ai piedi del Pollino.
L’itinerario entra anche nel territorio del Parco, tocca Frascineto, circondata da fiorenti masserie dalle quali esce il Moscato, e raggiunge le gole del Raganello, il torrente più conosciuto del Massiccio, che scava il proprio corso fra gole imponenti e spettacolari. Al suo sbocco nella Piana di Sibari, Cìvita sembra sbocciare dalla roccia, con gli edifici imponenti come bastioni a confondersi con il colore della pietra viva.
Due sono i vini Doc di cui la Strada attraversa i territori di produzione. A sud di Cosenza si produce la Doc Donnici, a nord del capoluogo nasce, invece, un vino che ha ricevuto di recente la denominazione: il San Vito di Luzzi, erede di quello prodotto dai monaci dell’Abbazia della Sambucina, passata poco dopo la fondazione ai cistercensi di Calamari, con i quali divenne un importante centro artistico e culturale. Il percorso della Strada si snoda tutt’intorno a Cosenza ed è dedicata ai Bruzi, antico popolo di coraggiosi guerrieri. La Storia non ha ancora risolto l’enigma delle sue origini: erano originari della Sila, o, invece, erano giunti fuggiaschi dal nord liberati dalla schiavitù? Certamente la lingua e la cultura li indicavano come un popolo italico, fra i numerosi che i Romani avrebbero sottomesso. Dalla campagna ben coltivata ricavavano olio e vino eccellenti; della vita sociale ben organizzata diedero prova facendo di Cosenza una grande città. Di notevole valore storico e artistico è ancora oggi il centro antico, con il Duomo Normanno e il Castello, anch’esso edificato dai Normanni forse su strutture saracene, ampliato e trasformato da Federico II, elevato dagli Angioini a dimora reale. Sotto il letto del Busento, che con il Crati attraversa la città, giacciono ancora i tesori che Alarico portò con sé da Roma, dopo averla saccheggiata, e che con lui furono sepolti. La vivacità culturale di Cosenza è testimoniata dall’attiva Accademia Cosentina, fondata all’inizio del XVI secolo, a cui appartenne Bernardino Telesio, e dall’Università della Calabria, nella vicina Arcavacata di Rende, dalle architetture innovative del Campus.