
Assovini
Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.P.R. 08.07.1980, G.U. 315 del 17.11.1980
Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014
--- Confine regionale --- Confine provinciale ♦ Zona di produzione
Vino Capriano del Colle D.O.C.
La denominazione di origine controllata “Capriano del Colle” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
- Bianco
- Bianco Superiore
- Trebbiano
- Rosso
- Frizzante, limitatamente alla tipologia Bianco e Trebbiano
- Novello, limitatamente alla tipologia Rosso
- Marzemino
- Rosso Riserva.
1. Tipologie e Uve del Vino DOC Capriano del Colle
- Capriano del Colle Bianco (Vino Bianco)
- Versioni: Secco
- => 60% Vitigni Trebbiano di Soave (o Trebbiano di Lugana) e Trebbiano Toscano, da soli o congiuntamente;
- =< 40% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Bianco dal colore giallo paglierino anche con tenui riflessi verdognoli, odore delicato, gradevole, caratteristico e sapore secco, fresco, armonico, con eventuale percezione di legno.
- Capriano del Colle Bianco Frizzante (Vino Bianco Frizzante)
- Versioni: Secco
- => 60% Vitigni Trebbiano di Soave (o Trebbiano di Lugana) e Trebbiano Toscano, da soli o congiuntamente;
- =< 40% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Bianco Frizzante dalla spuma fine ed evanescente, colore giallo paglierino anche con tenui riflessi verdognoli, odore delicato, gradevole, caratteristico e sapore secco, fresco, armonico, con eventuale percezione di legno.
- Capriano del Colle Bianco Superiore (Vino Bianco Superiore)
- Versioni: Secco
- => 60% Vitigni Trebbiano di Soave (o Trebbiano di Lugana) e Trebbiano Toscano, da soli o congiuntamente;
- =< 40% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 12% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Bianco Superiore dal colore giallo paglierino con tendenza al giallo dorato con l'invecchiamento, odore delicato, gradevole, caratteristico e sapore sapido, armonico, corposo con eventuale percezione di legno.
- Capriano del Colle Rosso (Vino Rosso)
- Versioni: Secco
- => 40% Vitigno Marzemino
- => 20% Vitigno Merlot
- => 10% Vitigno Sangiovese
- =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso dal colore rosso rubino, odore vinoso, gradevole, caratteristico e sapore sapido, asciutto, armonico con eventuale leggera percezione di legno.
- Capriano del Colle Rosso Novello (Vino Rosso Novello)
- Versioni: Secco
- => 40% Vitigno Marzemino
- => 20% Vitigno Merlot
- => 10% Vitigno Sangiovese
- =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso Novello dal colore rosso rubino rosso con riflessi violacei, odore fruttato e in particolare di piccoli frutti di bosco e sapore fresco, rotondo, equilibrato.
- Capriano del Colle Rosso Riserva (Vino Rosso Invecchiato)
- Versioni: Secco
- => 40% Vitigno Marzemino
- => 20% Vitigno Merlot
- => 10% Vitigno Sangiovese
- =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 12% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso Invecchiato dal colore rosso rubino intenso tendente al granato con l’invecchiamento, odore etereo leggermente vinoso, ampio e caratteristico e sapore fine, asciutto, vellutato eventualmente con percezione di legno derivante dall’affinamento in botte.
- Capriano del Colle Trebbiano (Vino Bianco)
- Versioni: Secco
- => 85% Vitigni Trebbiano di Soave (o Trebbiano di Lugana) e Trebbiano Toscano, da soli o congiuntamente;
- =< 15% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Bianco dal colore giallo paglierino anche con riflessi verdognoli, odore delicato, gradevole e sapore secco, fresco, armonico, con eventuale percezione di legno.
- Capriano del Colle Trebbiano Frizzante (Vino Bianco Frizzante)
- Versioni: Secco
- => 85% Vitigni Trebbiano di Soave (o Trebbiano di Lugana) e Trebbiano Toscano, da soli o congiuntamente;
- =< 15% Vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Bianco Frizzante dalla spuma fine ed evanescente, colore giallo paglierino anche con riflessi verdognoli, odore delicato, gradevole e sapore secco, fresco, armonico, con eventuale percezione di legno.
__________
(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).
2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Capriano del Colle
L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Capriano del Colle si estende nella parte centrale della pianura Padana, su un altopiano formato dalla sovrapposizione di detriti e strati argillosi trasportati a valle dai ghiacciai. il cui territorio adeguatamente ventilato e luminoso risulta idoneo all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.
La Zona di Produzione del Vino DOC Capriano del Colle è localizzata in:
- provincia di Brescia e comprende il territorio dei comuni di Capriano del Colle e Poncarale.
3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Capriano del Colle
Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.
Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Capriano del Colle prevedono, tra l'altro, che:
- La resa massima dell’uva in vino DOC Capriano del Colle non dovrà essere superiore al 70%; nel caso tali parametri venissero superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
- Il Vino DOC Capriano del Colle Novello deve essere ottenuto mediante macerazione carbonica ad acini interi per una percentuale non inferiore al 60%.
- Il vino DOC Capriano del Colle Superiore deve essere sottoposto ad invecchiamento per almeno 12 mesi, anche in botti di legno.
- Il vino DOC Capriano del Colle Riserva deve essere sottoposto ad invecchiamento per almeno 24 mesi, anche in botti di legno.
- Nella designazione dei Vini DOC Capriano del Colle può essere menzionata la dizione "Vigna" purchè sia seguita dal relativo toponimo e che siano rispettate determinate pratiche di vinificazione.
- Sulle etichette di ciascuna tipologia di Vino DOC Capriano del Colle è obbligatorio riportare l'annata di produzione delle uve.
4. Produttori di Vino DOC Capriano del Colle
Con l’utilizzo della DOC Capriano del Colle i Produttori Vinicoli Lombardi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l'appassionato o l'estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.
5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Capriano del Colle
Antipasti di pesce di fiume, gamberi di fiume in guazzetto, frittata di uova e crostacei, salumi stagionati, arrosti e grigliate di carni bianche e rosse.
6. Storia e Letteratura del Vino DOC Capriano del Colle
Il riconoscimento della vocazionalità viticola dell’intera zona di produzione, porta all’ammissione unanime da parte dei Tecnici del settore che nell’area DOC Capriano del Colle si possono produrre tipologie diverse di vini di qualità. In questo quadro si intendono valorizzare le elevate potenzialità espresse dalle varietà autoctone di tradizionale coltura Marzemino (localmente denominato Berzemino) e Trebbiano di Soave o Trebbiano di Lugana e/o Trebbiano Toscano.
Il Trebbiano, di origine italica, già conosciuto dagli antichi Romani e distribuito in tutta la penisola; in questa zona è coltivato nelle versioni Trebbiano di Soave o Trebbiano di Lugana e/o Trebbiano Toscano. Il grande pregio di questo vitigno è dato dall’estrema capacità di adattarsi a diversi tipi di terreno e di clima; i vini che ne derivano risultano generalmente gradevoli e caratteristici.
Anche la coltivazione della varietà Marzemino (localmente denominata Berzemino) profonde radici. La prima descrizione del vitigno, nel compendio: “Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa”, è dovuta all’agronomo Agostino Gallo (1499 – 1570), residente nel Borgo di Poncarale dal 1548.
Anche non considerando le suggestioni storiche, la presenza del Marzemino e comunque ben documentata. Infatti i dati del Catasto Vitivinicolo del 1970 (Istituto Centrale di Statistica, Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, Catasto Vitivinicolo; “Rilevazione al 25 ottobre 1970; anno 1972, Volume 1, Tomo 1, pag. 354, 355) indicano che su una superficie totale nazionale a Marzemino in coltura principale di circa 1500 ettari, più della metà (760) era concentrata nella provincia di Brescia e più di un terzo dei ceppi era composto da viti di età superiore ai sette anni.
Inoltre nella provincia di Brescia vi era una superficie in coltura pura pari a 207 ettari, la maggiore a livello nazionale (dato nazionale 740 ettari). Questi dati sono tuttora attestati nella zona del Capriano del Colle dalla presenza di viti centenarie che non appartengono alle selezioni clonali degli ultimi decenni. Le valutazioni positive da sempre espresse verso le caratteristiche qualitative delle uve e dei vini di questa tipologia sono state confermate dai recenti studi citati.
Inoltre da 1995 è presente la IGT “Montenetto” per la quale è prevista la tipologia “Marzemino”, seppur con una base ampelografica più ampia.
Restringendo i possibili uvaggi solo al Marzemino, si pongono le basi per la produzione di un altro rosso di qualità con un forte legame storico con il territorio ed una inconfondibile caratterizzazione varietale, grazie alla presenza del 100% di Marzemino.
Per questi motivi e per le esigenze del mercato, che sempre richiede alle Aziende di presentare i vini di maggior pregio come i vini a Denominazione di Origine, sono state create anche le tipologie “Capriano del Colle Trebbiano” e “Capriano del Colle Marzemino” per valorizzare e dare rilievo all’alta vocazionalità della zona per i due vitigni.
Il Vino DOC Capriano del Colle ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in data 8 luglio 1980.
Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvata come tipologia della DOC “Oltrepò Pavese” con D.P.R. 06.08.70, G.U. del 27.10.70
Approvato DOC con D.M. 03.08.2010, G.U. 192 del 18.08.2010
Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014
--- Confine regionale --- Confine provinciale ♦ Zona di produzione
Vino Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese (o Buttafuoco) D.O.C.
La denominazione di origine controllata «Buttafuoco dell'Oltrepo' Pavese» e' riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
- Buttafuoco dell'Oltrepo' Pavese
- Buttafuoco dell'Oltrepo' Pavese Frizzante
1. Tipologie e Uve del Vino DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese
- Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese (Vino Rosso)
- Versioni: Secco
- >< 25-65% Vitigno Barbera
- >< 25-65% Vitigno Croatina
- =< 45% Vitigni Uva Rara e Ughetta (o Vespolina), da soli o congiuntamente.
- => 12% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso dal colore rosso vivo più o meno intenso, odore vinoso, intenso e sapore asciutto, di corpo.
- Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese Frizzante (Vino Rosso Frizzante)
- Versioni: Secco
- >< 25-65% Vitigno Barbera
- >< 25-65% Vitigno Croatina
- =< 45% Vitigni Uva Rara e Ughetta (o Vespolina), da soli o congiuntamente.
- => 11,50% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso Frizzante dalla spuma fine ed evanescente, colore rosso vivo più o meno intenso, odore vinoso, intenso e sapore asciutto, di corpo.
__________
(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).
2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese
L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese si estende nella fascia collinare pavese a sud della via Emilia, in un territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.
La Zona di Produzione del Vino DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese è localizzata in:
- provincia di Pavia e comprende il territorio dei comuni di Pavia, Stradella, Broni, Canneto Pavese, Montescano, Castana, Cigognola e Pietra de’ Giorgi.
3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese
Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.
Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese prevedono, tra l'altro, che:
- La resa massima dell’uva in vino DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese non dovrà essere superiore al 70%; nel caso tali parametri venissero superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
- Sulle etichette di ciascuna tipologia di Vino DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese è obbligatorio riportare l'annata di produzione delle uve.
- I Vini a Denominazione di Origine Controllata Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese non possono essere immessi al consumo prima del 30 aprile dell’anno successivo alla vendemmia.
4. Produttori di Vino DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese
Con l’utilizzo della DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese i Produttori Vinicoli Lombardi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l'appassionato o l'estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.
5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese
Cacciagione, braciole di maiale e lepre in civet.
6. Storia e Letteratura del Vino DOC Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese
Considerato, sin dai tempi di Strabone, una zona di produzione di vini di qualità, l'Oltrepò Pavese è quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d'incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale peculiare caratteristica rende l'Oltrepò Pavese ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro.
Questa terra è anche, anzi soprattutto, antica dimora della vite. Un'importante testimonianza arriva dal reperto di un tralcio di vite, risalente ai tempi preistorici, trovato in Oltrepò Pavese. Strabone, nel I secolo a.C., attribuì all'Oltrepò Pavese l'invenzione della botte. Nei suoi testi fu descritta di dimensioni più grandi delle case.
Nei secoli successivi si incontrano poi altre testimonianze. Andrea Bacci, per esempio, nel XVI secolo, descrisse i vini di tale zone con il termine “eccellentissimi”.
L'Oltrepò Pavese vitivinicolo attuale trova le sue radici nel secolo scorso, come conseguenza dei danni portati dalla fillossera, e nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. E' sufficiente ricordare che nel 1884 l'Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni. Oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, tra cui i più diffusi sono sicuramente Croatina con i suoi 3.900 ha e Barbera con i suoi 3.300 ha sui 13.300 totali.
Il Vino DOC Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in data 6 agosto 1970.
Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvato con D.P.R. 19.04.1968, G.U. 140 del 3.06.1968
Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014
--- Confine regionale --- Confine provinciale ♦ Zona di produzione
Vino Botticino D.O.C.
La denominazione di origine controllata «Botticino» e' riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
- Rosso
- Rosso Riserva
1. Tipologie e Uve del Vino DOC Botticino
- Botticino Rosso (Vino Rosso)
- Versioni: Secco
- => 30% Vitigno Barbera
- => 20% Vitigno Marzemino (o Berzemino)
- => 10% Vitigno Sangiovese
- => 10% Vitigni Schiava Gentile Media e Schiava Gentile Grigia, da soli o congiuntamente.
- =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 11,50% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso dal colore rosso rubino con riflessi granati, odore vinoso e intenso, dal sapore asciutto, armonico, giustamente tannico.
- Botticino Rosso Riserva (Vino Rosso Invecchiato)
- Versioni: Secco
- => 30% Vitigno Barbera
- => 20% Vitigno Marzemino (o Berzemino)
- => 10% Vitigno Sangiovese
- => 10% Vitigni Schiava Gentile Media e Schiava Gentile Grigia, da soli o congiuntamente.
- =< 10% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Lombardia
- => 12,50% Vol. Titolo alcolometrico
- Vino Rosso Invecchiato dal colore rosso rubino tendente al granato, odore intenso, pieno, leggermente etereo dal sapore pieno, vellutato, di notevole carattere con eventuale leggera percezione di legno.
__________
(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).
2. Territorio e Zona di produzione del Vino DOC Botticino
L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Botticino si estende nella “Valverde”, ovvero nella valle che ospita alcuni agglomerati di case che, uniti in comune, danno vita al paese Botticino. Il territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.
La Zona di Produzione del Vino DOC Botticino è localizzata in:
- provincia di Brescia e comprende il territorio dei comuni di Brescia, Botticino e Rezzato.
3. Vinificazione e Affinamento del Vino DOC Botticino
Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.
Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Botticino prevedono, tra l'altro, che:
- La resa massima dell’uva in vino DOC Botticino non dovrà essere superiore al 70%; nel caso tali parametri venissero superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
- Nella designazione dei Vini DOC Botticino può essere menzionata la dizione "Vigna" purchè sia seguita dal relativo toponimo e che siano rispettate determinate pratiche di vinificazione.
- Sulle etichette di ciascuna tipologia di Vino DOC Botticino è obbligatorio riportare l'annata di produzione delle uve.
- Il vino DOC Botticino Riserva deve essere sottoposto ad invecchiamento per almeno 24 mesi, anche in botti di legno.
4. Produttori di Vino DOC Botticino
Con l’utilizzo della DOC Botticino i Produttori Vinicoli Lombardi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l'appassionato o l'estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.
5. Abbinamenti gastronomici con il Vino DOC Botticino
Antipasti di salumi, primi piatti al sugo di carne, arrosti di maiale, agnello alla brace o stufato con pomodori e legumi.
6. Storia e Letteratura del Vino DOC Botticino
La storia di queste comunità si fa risalire al popolo autoctono dei Cenomani che soccomberono e si fusero poi ai Romani, i quali portarono in questa valle le prime forme di civiltà e con essa la vite e l’uso della lavorazione della pietra che doveva poi, negli anni, assumere una grande fama sotto il nome di “marmo di Botticino”.
Nei periodi seguenti con le invasioni dei barbari, sia nomadi che stabili, Botticino conobbe, come tutta la penisola, il suo Medio Evo, ma un Medio Evo fecondo, in particolare con l’avvento dei Benedettini che, come risulta dagli scritti, iniziarono, intorno al 1000/1100, una profonda ed organica opera di bonifica sulla base della quale si inserisce la Botticino moderna.
Più volte, sfogliando gli archivi di stato riguardanti Botticino, si trovano documenti di cessioni, acquisti e lasciti ove i beni sono rappresentati dalla parte forestale, agraria, dalle cave di pietra ed, immancabilmente, dalle viti.
L’origine del nome Botticino è incerta, lo stemma del Comune comunque è sempre stato rappresentato da una botticella, non una botticella qualsiasi destinata ad usi vari, bensì un vero e proprio bariletto da vino. Questo stemma fu custodito gelosamente dalle popolazioni locali, sia che fossero raggruppate in un solo comune, sia che fossero divise in più comuni (Botticino Sera, Botticino Mattina, S. Gallo) e quando, abbastanza recentemente, si definì che i tre agglomerati dovevano formare un solo Comune, Botticino, lo stemma del comune si rappresentò con le tre botticelle dei singoli comuni, che si fusero poi in una sola, l’attuale, quasi a significare la raggiunta matura unità delle popolazioni.
Viene da pensare che, se Botticino, conosciuto in tutto il mondo per il suo marmo, non abbia ritenuto sufficientemente degno a rappresentarlo una stele marmorea o un qualche cosa che in qualche modo rappresentasse il marmo, vuole dire che le popolazioni sono state nel tempo, tanto legate a quella botticella di vino prodotta nel loro campo, da ritenere questa senz’altro di maggior valore rappresentativo, oltre forse ad un più profondo vincolo affettivo.
E’ da ricordare che i primi esperimenti per la ricostruzione dei vigneti in provincia di Brescia, nel periodo post-filosserico, vennero fatti proprio a Botticino, presso Botticino Sera, e, in quegli appezzamenti, si possono notare ancora interessanti prove allora eseguite. Che commercialmente poi il vino Botticino godesse fama fin dai tempi antichi, è cosa scontata, per tradizione e leggenda, se non proprio per una cospicua mole di documenti. Esistono infatti documenti che attestano il commercio dei vini sotto il nome Botticino sin dal 1800.
In tale periodo a favorire la notorietà di questo vino, contribuì incosciamente Tito Speri, l’eroe delle dieci giornate di Brescia che di questa valle, con l’aiuto del Curato Don Pietro Boifava, ne fece un sicuro rifugio dove accogliere i patrioti ed alimentare in loro quell’amor di patria che più tardi li immortalò nelle epiche dieci giornate.
E’ facile pensare come i sopravvissuti abbiano portato lontana la fama di quel generoso bicchier di vino, bevuto in circostanze ebbre di entusiasmo, dignità ed esaltazione, fama che tutt’oggi perdura a sinonimo di vino generoso e gagliardo.
Il Vino DOC Botticino ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata in data 19 aprile 1968.
NORME LEGISLATIVE CHE DISCIPLINANO IL VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
- Vino a Denominazione di Origine Controllata - Approvata come tipologia della DOC “Oltrepò Pavese” con D.P.R. 06.08.70, G.U. n. 273 del 27.10.70
- Approvato Bonarda dell'Oltrepo' Pavese DOC con D.M. 03.08.2010, G.U. 193 del 19.08.2010
- Denominazione aggiornata con le ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014
--- Confine regionale --- Confine provinciale ♦ Zona di produzione
VINO BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE D.O.C.
La denominazione di origine controllata «Bonarda dell'Oltrepo' Pavese» e' riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
- Bonarda dell'Oltrepo' Pavese
- Bonarda dell'Oltrepo' Pavese Frizzante
1. TIPOLOGIE E UVE DEL VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
- Bonarda dell'Oltrepò Pavese (Vino Rosso)
- Versioni: Secco /Abboccato
- => 85% Vitigno Croatina
- =< 15% Vitigni Barbera, Ughetta (o Vespolina) e Uva Rara, da soli o congiuntamente.
- => 12% Vol. Titolo alcolometrico.
- Vino Rosso dal colore rosso rubino intenso, odore intenso e gradevole, sapore secco, abboccato, amabile talvolta vivace, leggermente tannico.
- Bonarda dell'Oltrepò Pavese Frizzante (Vino Rosso Frizzante)
- Versioni: Secco /Abboccato
- => 85% Vitigno Croatina
- =< 15% Vitigni Barbera, Ughetta (o Vespolina) e Uva Rara, da soli o congiuntamente.
- => 12% Vol. Titolo alcolometrico.
- Vino Rosso Frizzante dalla spuma vivace ed evanescente, colore rosso rubino intenso, odore intenso e gradevole, sapore secco, abboccato, amabile talvolta vivace, leggermente tannico.
__________
(Legenda simboli: > maggiore di; < minore di; >< da-a; = uguale a; => uguale o maggiore di; =< uguale o minore di).
2. TERRITORIO E ZONA DI PRODUZIONE DEL VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
L'area geografica vocata alla produzione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese si estende lungo le colline pavesi, nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia, in un territorio adeguatamente ventilato, luminoso e favorevole all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive delle vigne.
La Zona di Produzione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese è localizzata in:
- provincia di Pavia e comprende il territorio dei comuni di Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montù Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de’ Giorgi, Rocca de’ Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e, in parte, il territorio dei comuni di Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella e Torricella Verzate.
3. VINIFICAZIONE E AFFINAMENTO DEL VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
Nelle fasi di vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti della zona atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche di qualità.
Le pratiche enologiche di vinificazione del Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese prevedono, tra l'altro, che:
- La resa massima dell’uva in vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese non dovrà essere superiore al 70%; nel caso tali parametri venissero superati entro il limite del 5%, l'eccedenza non potrà avere diritto alla DOC. Oltre detti limiti decade il diritto alla DOC per tutto il prodotto.
- Sulle etichette di ciascuna tipologia di Vino DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese è obbligatorio riportare l'annata di produzione delle uve.
4. PRODUTTORI DI VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
Con l’utilizzo della DOC Bonarda dell'Oltrepò Pavese i Produttori Vinicoli Lombardi sono orgogliosi di presentare al consumatore un Vino di Qualità che ha più cose da raccontare rispetto ad altri: da dove proviene, come viene lavorato, le origini storiche e le caratteristiche che lo identificano in un territorio ben definito che l'appassionato o l'estimatore potrà maggiormente percepire ed apprezzare durante la Visita alle Cantine che operano nell'ambito di questa denominazione.
5. ABBINAMENTI GASTRONOMICI CON IL VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
Piatti di salumi, bolliti, cotechino, zampone, cassoeula, paste asciutte con sughi a base di pomodoro o carne, risotti con carne e/o legumi, ravioli di carne anche in brodo.
6. STORIA E LETTERATURA DEL VINO DOC BONARDA DELL'OLTREPO' PAVESE
La Croatina è il vitigno simbolo dell'Oltrepò Pavese, poliedrico, versatile, può dare ottimi vini vivaci e grandi vini importanti.
Le prime citazioni concrete del vitigno Croatina risalgono alla seconda metà dell'800, quando vari ampelografi hanno provato a "mettere ordine" nei vigneti, in particolare tra Croatina, Uva rara, Bonarda Piemontese e altri vitigni. Se solo in quel periodo si va a concretizzare una scheda ampelografia della Croatina, la cui etimologia deriverebbe da “croatta” – “cravatta” e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta, è pur vero che il passaparola generazionale locale identifica questo vitigno come simbolo viticolo dell'Oltrepò Pavese.
Il vitigno Croatina è a tutti gli effetti il vessillo della produzione vitivinicola dell'Oltrepò Pavese, diffuso in modo abbastanza omogeneo in tutto il territorio. Ben presente da tempo in molte colline oltrepadane, il vino ottenuto viene chiamato Bonarda fin dall'800.
Alla fine del XIX secolo, dopo l'avvento della filossera, molti produttori preferiscono puntare nei reimpianti post-filosserici, sul vitigno Barbera, più costante e produttivo rispetto alla Croatina.
Bisogna aspettare la fine degli anni 60 del 1900 perché i produttori locali capiscano l'enorme potenzialità di questo vitigno, aiutati anche dalla ricerca e dalla sperimentazione che hanno individuato cloni di Croatina più consoni alle esigenze dei produttori.
Il 1961 segna l'anno della svolta con la nascita dell'attuale Consorzio, ancor prima della legge istituzionale delle Denominazioni di Origine Controllata, con il fine di promuovere e far crescere l'immagine dei vini tipici prodotti in questa terra. Il Consorzio, con il passare degli anni, assume un ruolo sempre più fondamentale legato alla tutela e alla promozione del vino e in particolare del vino “Bonarda”. In particolare agisce in difesa del nome stesso Bonarda: attorno alla Croatina infatti nascono molti equivoci con altre zone di produzione.
Solo in Oltrepò Pavese la Croatina può dar origine al vino Bonarda mentre in tutte le altre zone DOC per ottenere Bonarda occorre coltivare il vitigno Bonarda piemontese che nulla c’entra con la Croatina e con il vino “Bonarda dell’Oltrepò Pavese”. Di seguito si riporta una descrizione della vitivinicoltura dall’800 ai primi del ‘900, ricavata dal testo di Fabrizio Bernini “Che cos’è la vita se non spumeggia il vino – storia della vitivinicoltura in Oltrepò Pavese” edito nel 2001 da Ponzio Olona servizi grafici. Capitolo XVI - Uomini, colture, vigneto e vino oltrepadano nell’ottocento e la prima classificazione ufficiale della varietà Croatina.
Con i primi decenni dell’800 l’Oltrepò vitivinicolo fu oggetto delle prime attenzioni da parte di scienziati, studiosi e ampelografi di chiara fama che avviarono la prima catalogazione delle principali qualità produttive esistenti, stimolando nel contempo l’impianto di nuove barbatelle meglio adattabili alle singole tipologie di terreno. Il conte Gallesio, nel primo stampato del 1817 della sua monumentale opera sul vino, accenna a vitigni coltivati con successo in Oltrepò e particolarmente si sofferma sull’Ughetta di “Caneto” o Vespolina (attualmente varietà ancora coltivate e autorizzate).
Pochi anni dopo il Gallesio, nel 1825, il mantovano professor Giuseppe Acerbi, docente di botanica a Milano, pubblicava un saggio “Delle viti Italiane”. L’Acerbi visitò i vigneti dei poderi che possedeva a Pietra de’ Giorgi il nobile Giacomo Pecoraia e il conte Carlo Giorgi di Vistarino, classificando ben 29 varietà, suddividendole in bianche e colorate. L’elenco comprende: S. Maria, Sgombera bianca, Malvasia, Mostrino, Brandolesa, Trebbiano, Cagnera, Grè, Uva grossa, Toppia, Gattombra, Barbisino, Pignolo, Ughetta di Caneto, Ciau, Uva d’oro, Sgombera o Croà, Nibiolo, (varietà tradizionali coltivate ancora ai nostri giorni) Bersegano, Monferrina, Pizzadella, Bonarda, Ugone, Coda di vacca.
Compare quindi per la prima volta il Bonarda, che però, come affermava già Giuseppe di Rovasenda nel 1873 nel suo “Saggio di una Ampelografia universale”, la seconda qualità di Bonarda (delle due coltivate anche in Piemonte) si identificava in realtà con il vitigno della Croatina nera dell’Oltrepò Pavese che si ripartiva in due versioni, l’una a grandi grappoli, l’altra più piccoli. Dalmasso, Cacciatore e Corte, quasi un secolo dopo, non poterono che confermare le asserzioni di Rovasenda, osservando che: “le recenti indagini condotte da due di noi direttamente sui colli d’Oltrepò Pavese per la descrizione dei vitigni di quell’importante regione, hanno rilevato che là realmente si coltivano due vitigni rispettivamente sotto i nomi di Bonarda grossa e Bonarda piccola. Ma essi sono risultati due semplici sottovarietà della tipica Croatina dell’Oltrepò Pavese (chiamata ivi anche Bonarda di Rovescala)”.
Da una relazione trasmessa nel 1877 dal sindaco don Carlo Gallini al sottoprefetto di Voghera, risulta che l’estensione di terreno coltivato a vite era di ben 1.900 ettari solo nel Vogherese, e i vitigni maggiormente coltivati risultavano il Barbera, la Mortadella, il Lambrusco, la Croatina, “tanto per finezza quanto per l’abbondanza della loro produzione”. La media del prodotto in un quinquennio considerato era di 36 quintali d’uva per ettaro con una resa di 20 ettolitri di vino.
E ancora nel 1896 nelle “Notizie e studi sui vini e sulle uve d’Italia” il Ministero dell’Agricoltura cita: “Sulla riva destra del Po, nei circondari di Voghera e Bobbio la vite si trova quasi ovunque, specie sulle colline ove è favorita dal clima, dal terreno argilloso feracissimo e dalla intelligenza dei viticoltori che hanno fatto sensibili progressi.
Sulle amenissime colline di Casteggio, Broni, S. Giuletta, Stradella, Montalto, Codevilla, Varzi e Zerba trovansi i vitigni migliori: Croatina, Dolcetto, Lambrusca, Bonarda, Barbera, Grignolino, Ughetta, Neretto. Fra le uve bianche Malvasia, Trebbiano, Cortese e Moscato”.
Il vino “Bonarda”, dapprima tipologia della DOC “Oltrepò Pavese”, nata nel 1970, ha mantenuto nel corso degli anni un ruolo fondamentale dal punto di vista storico ed economico per il territorio, tanto che nel 2010 è stato riconosciuto come Denominazione di Origine autonoma con DM del 3 agosto.